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Che cosa è la salute mentale

Piccolo Vademecum

DISTURBO MENTALE, MALATTIA MENTALE, oppure SALUTE MENTALE?

Oggi si preferisce parlare di “salute mentale”, ossia di una condizione positiva che può essere promossa e migliorata, piuttosto che di “malattia mentale”, ossia di una condizione patologica che deve essere curata.

SALUTE MENTALE E MALATTIA NON HANNO CONFINI PRECISI

E’ possibile passare, senza soluzione di continuità e con un’infinita gamma di gradazioni, da una condizione di benessere (buon livello di soddisfazione, percezione di una buona qualità di vita) a uno stato di disagio (sofferenza presente nei momenti critici della vita e nelle condizioni ambientali difficili) al vero e proprio disturbo (sofferenza intensa che permane nel tempo, con la comparsa di sintomi psichiatrici specifici) e al disturbo stabilizzato (il disturbo diventa continuo ed è spesso aggravato dall’assenza di cure o da cure improprie)

•Chiunque può essere esposto al disturbo mentale, si fa presto a “passare dall’altra parte”

•Il disturbo mentale non è una condanna definitiva, né un marchio indelebile, né una colpa, né una vergogna, ma è una malattia che si può curare e guarire

LE CAUSE DEL DISTURBO MENTALE

Fino alla metà del secolo scorso si seguiva un modello biologico e si attribuiva il disturbo mentale a cause organiche (malformazione del cervello, tare ereditarie) Negli anni Sessanta e Settanta si sviluppò una particolare sensibilità alle relazioni sociali, in particolare familiari (modello sociale), e si finì per considerare soprattutto la famiglia responsabile dell’insorgenza del disturbo mentale. Oggi si preferisce parlare del concorso di una pluralità di fattori: genetici, caratteriali, educativi, relazionali, eventi stressanti… (modello “vulnerabilità -stress”)

FATTORI DI PROTEZIONE E FATTORI DI RISCHIO PER LA SALUTE MENTALE

Se è vero che il disturbo mentale deriva da una pluralità di fattori, allora è possibile intervenire su alcuni di questi fattori, individuali o ambientali, per prevenire l’insorgere del disturbo o per curarlo una volta che si sia manifestato.

Fattori di protezione sono:

•Caratteristiche di personalità innate o acquisite

•Capacità di affrontare i problemi (coping)

•Presenza di una rete sociale di sostegno

•Figure familiari ed educative di riferimento

•Sistema sanitario funzionante

Fattori di rischio sono:

•Momenti critici del ciclo vitale (particolarmente delicato è il momento dell’adolescenza)

•Momenti critici della vita familiare (morte di un congiunto, separazioni e divorzi…)

•Eventi stressanti ( trasferimenti, cambiamenti nel lavoro, malattie, infortuni…)

•Condizioni di disagio sociale (disoccupazione, povertà…)

•Assenza o disfunzioni del servizio sociale e sanitario

•Caratteristiche di personalità innate o acquisite

•Insufficienza di cure familiari, Carenze educative

LA SALUTE MENTALE PUO’ ESSERE PROMOSSA E MIGLIORATA

•Rafforzando i fattori protettivi e riducendo i fattori di rischio nelle fasi critiche del ciclo vitale

•Migliorando la qualità complessiva delle relazioni sociali e interpersonali (vedi la rete delle “città del sorriso”)

•Promuovendo nelle scuole di tutti i livelli forme di “educazione alla salute psicofisica”

•Producendo una nuova cultura della salute mentale, approfondendo le conoscenze scientifiche sul disturbo mentale e la sua prevenzione

•Questo è un compito che spetta a tutti: operatori sanitari, istituzioni, Enti Locali, scuola, associazioni, volontariato, famiglie, semplici cittadini.

•Non si può semplificare il problema delegandolo a diagnosi troppo precoci o, peggio, a farmaci “normalizzatori”, la cosiddetta “pillola dell’obbedienza”, come purtroppo accade per larghi strati della popolazione infantile degli Stati Uniti e tendenzialmente anche in Italia (ADHD e Atomoxetina)

IL DISTURBO MENTALE SI PUO’ CURARE E GUARIRE

Ieri il disturbo mentale si “curava” nei manicomi, in una logica di custodia - sorveglianza, (il malato è pericoloso per sé e per gli altri, dà scandalo, deve essere sorvegliato, sottoposto a “contenzione”) e in una prospettiva di cronicità (guarire in manicomio è impossibile) Oggi le scoperte scientifiche sul funzionamento del cervello, in particolare sui neurotrasmettitori, e l’invenzione di farmaci specifici hanno aperto la strada a nuove concezioni terapeutiche che affrontano il disturbo mentale da punti di vista molteplici, come molteplici sono i fattori che concorrono a generarlo (cura farmacologia, rieducazione, riabilitazione, formazione, reinserimento sociale e lavorativo, terapia familiare…)

Queste nuove concezioni terapeutiche hanno in Franco Basaglia la figura più emblematica e sono riassunte nella sua affermazione che “La libertà è terapeutica” Secondo i dati riportati da Peppe Dell’Acqua (“Fuori come va?” Ed. Riuniti, 2003)

•Il 25% delle persone con disturbo mentale guarisce del tutto: in questo caso si parla di guarigione clinica

•Il 50% raggiunge un risultato positivo che viene definito guarigione sociale: cioè persistono alcuni sintomi ed è necessario un supporto terapeutico, ma la persona recupera le proprie capacità e mantiene un soddisfacente ruolo familiare e sociale

•Il 25% delle persone fanno fatica a migliorare. Si parla allora di resistenza al trattamento. In questo caso è il trattamento che va rivisto: il percorso terapeutico va riprogettato, modificando quei fattori che l’hanno condizionato negativamente

 

"Abbiamo dimostrato che l’impossibile diventa possibile: dieci, vent’anni fa era impensabile che un manicomio potesse essere distrutto. Noi abbiamo dimostrato che si può assistere la persona folle in altra maniera, e questa testimonianza è fondamentale. Ora si sa che cosa si può fare. E se si può, si deve”

Franco Basaglia, “Conferenze brasiliane” 1979

LE LEGGI SULLA SALUTE MENTALE

1904 – Legge n. 36 “Disposizioni e regolamenti sui manicomi e sugli alienati” E’ una legge di ordine pubblico, ha lo scopo di proteggere la società da persone “pericolose a sé e agli altri, o che riescono di pubblico scandalo”. Prevede il “ricovero coatto”

1978 – Legge 180 “Norme per gli accertamenti e i trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, recepita dalla Legge 833, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale

•L’intervento sanitario risponde non più a un giudizio di pericolosità o di pubblico scandalo, ma al bisogno della persona di essere curata

•Il trattamento sanitario di norma è volontario, il TSO è un’eccezione e riguarda i casi di vera emergenza

•Gli ospedali psichiatrici devono gradualmente essere superati (strutture a esaurimento) per lasciare il posto a differenti concezioni terapeutiche

1999 – “Progetto Obiettivo per la Salute Mentale” (DPR 274/99)

•Conferma i contenuti della 180 e il definitivo superamento degli Ospedali Psichiatrici

•Istituisce i Dipartimenti di Salute Mentale

•Stabilisce l’integrazione dell’assistenza psichiatrica con altri servizi, la collaborazione con le famiglie e le associazioni di familiari, la formazione e l’aggiornamento degli operatori

ATTENZIONE PERCHÉ…

•Le attuali leggi sulla Salute Mentale sono buone leggi, ma nessuno ci garantisce da tentativi di modifiche peggiorative o da tagli economici che renderebbero inapplicabili anche le leggi migliori

•E’ facile, anche da parte di servizi “efficienti”, ritornare a vecchie logiche “manicomiali”, perché apparentemente è più facile gestirle, anche se in realtà sono più frustranti sia per gli utenti che per gli operatori

•Esistono tuttora certi pregiudizi, parte del comune sentire e duri a morire (il “matto da legare”, “da rinchiudere”, pericoloso, destinato a rimanere “matto” a vita ecc.), i pregiudizi, per intenderci, che troviamo nelle “barzellette sui matti”: una comunità che esprime questo tipo di cultura non è la più adatta ad accogliere chi soffre di disturbo mentale

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